Il premio Nobel 2017 per l’Economia a Richard H. Thaler

È Richard H. Thaler il vincitore del premio Nobel 2017 per l’Economia. Statunitense, settantadue anni lo scorso 12 settembre, è docente all’università di Chicago. Il premio – spiega la Royal Swedish Academy of Sciences – è stato attribuito per i suoi studi in economia comportamentale, ovvero quella branca che, impiegando concetti tratti dalla psicologia, elabora modelli di comportamento alternativi rispetto a quelli formulati dalla teoria economica standard.

Qui trovate l’articolo del NYT e la scena del film “The Big Short” 2015 in cui spiega i meccanismi psicologici delle bolle speculative.  LINK

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La mente prigioniera

 

In generale l’uomo è incline a considerare naturale l’ordine nel quale vive. Le case che guarda andando al lavoro gli appaiono più come rocce generate dalla terra stessa che come opera della mente e delle braccia umane. La sua attività in una ditta o in un ufficio viene da lui considerata importante e decisiva per l’armonico funzionamento del mondo. Il modo di abbigliarsi, suo e degli altri, è a suo avviso esattamente quello che deve essere e l’idea che sia lui sia i suoi conoscenti potrebbero altrettanto bene indossare tuniche romane o armature medievali lo fa ridere. La posizione sociale di un ministro o di un direttore di banca gli sembra qualcosa di serio e degno di invidia, e il possedere una cospicua somma di denaro una garanzia di tranquillità e sicurezza. Non riesce a credere che in quella strada che conosce così bene, dove dormono gatti e giocano bambini, possa fare la sua comparsa un cavaliere che getterà un laccio al collo dei passanti per poi portarli in un mattatoio dove saranno subito uccisi e appesi a uncini. È anche abituato a soddisfare quei bisogni fisiologici comunemente considerati intimi nel modo più discreto possibile, lontano dagli occhi dei suoi simili, senza nemmeno riflettere sul fatto che tale usanza non è comune a tutti i consorzi umani. Insomma, si comporta un po’ come Chaplin nel film La febbre dell’oro che è tutto affaccendato nella sua baracca e nemmeno sospetta di essere sospeso sull’orlo di un burrone.
Ma basta che una sola volta percorrendo quella strada egli veda sui marciapiedi uno spesso strato di vetri rotti dalle bombe mentre il vento porta via documenti a uffici evacuati in preda al panico, che già è intaccata la sua fiducia nell’illusoria naturalezza delle sue abitudini fino a quel momento. Come volano tutti quei fogli così pieni di timbri, con le diciture «confidenziale» e «segretissimo»! Quante casseforti, quante chiavi, quante pappagorge dirigenziali, quante conferenze, quanti uscieri, quanti sigari, quante signorine che battono tese sulle loro macchine da scrivere! E il vento si porta via tutti quei fogli che ognuno può prendere e leggere mentre invece nessuno lo fa perché ci sono cose più pressanti, come ad esempio procurarsi un chilo di pane. E il mondo va avanti come se niente fosse. Che strano! L’uomo avanza lungo la strada e si ferma davanti a una casa sventrata da una bomba. L’intimità delle abitazioni umane, i loro odori familiari, il loro tepore di cellule d’ape, i loro mobili che serbano la memoria dell’amore e dell’odio. Tutto è nudo adesso! La casa mostra la sua struttura: non più roccia che ha sfidato i secoli ma intonaco, calce, mattoni, armature. E al terzo piano, solitaria e accessibile ai soli angeli, una vasca da bagno bianca dalla quale la pioggia cancellerà il ricordo di coloro che vi si sono lavati. Persone ancora poco tempo fa potenti e venerate hanno perduto tutto ciò che avevano, e vanno per i campi mendicando dai contadini qualche patata. I soldi da un giorno all’altro cambiano valore, diventando mucchi di assurdi rettangoli stampati. Su un ammasso di rovine fumanti sta seduto un ragazzino che frugando nella cenere con un filo di ferro canticchia una canzone su un grande condottiero, tanto valoroso che non permette al nemico di avvicinarsi nemmeno alla frontiera.

Czesław Miłosz, La mente prigioniera Adelphi, 1981

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MACCHINE PER MOLTIPLICARE I DESIDERI

[…] In tutte le culture umane e per millenni il desiderio è stato, infatti, frenato o inibito dalla scarsità delle risorse disponibili. Nella Regola Celeste Lao-Tse diceva: “Non c’è colpa maggiore / che indulgere alle voglie! Non c’è male maggiore / Che quel di non sapersi contentare. / Non c’è danno maggiore / Che nutrire bramosia d’acquisto”. […] I discorsi moralistici sul consumismo, sulla “abbondanza frugale”, possono avere una loro intrinseca giustificazione solo se non si dimentica che il consumo è legato alla produzione, che nel nostro attuale sistema economico, se non si consuma, non si produce, e, se non si produce, ne risulta la catastrofe di questa società.

Leggi tutto l’articolo di Remo Bodei LINK

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Sistema delle classi e mobilità sociali – Bottomore

Un testo del 1970 di Thomas Bottomore, un sociologo inglese di formazione economica che si è occupato delle trasformazioni politiche e sociali indotte dai processi produttivi.

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Studio etologico sui macachi del tempio di Uluwatu a Bali

Fany Brotcorne, primatologa dell’Università di Liegi –  insieme al primatologo Jean-Baptiste Leca della University of Lethbridge (Canada) e all’antropologo Agustin Fuentes della University of Notre Dame (Stati Uniti) –  ha condotto una ricerca  sul comportamento ricattatorio dei macachi descritta in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Primates. Ecco il LINK

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Esami di Stato 2017: Ordinanza

Ordinanza Ministeriale Esame di Stato 2017

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Genoa Isn’t Rome or Florence

Why do so few people visit Genoa?

I ask this question every time I visit the Italian city. Two summers ago, I heard one of the best answers from Mitchell Wolfson Jr., an American who moved to Genoa in 1968 and is the founder of the Wolfsoniana, a museum of decorative and propaganda arts in nearby Nervi.

“Verdi put it best,” Mr. Wolfson said. “‘Popolo della feroce storia.’ It’s a place that has never gotten over its ferocious past.”

Genoa is not Florence, Rome or Venice. There is no predigested list of must-see attractions or must-do activities, no romantic watery lagoons, no birth of the Renaissance to chase after. Its tourist infrastructure might be summed up as less is more. The city invites — in fact, it requires — you to have your own experience. And it repays the effort. “Once Genoa gets inside of you, it cannot be purged,” Mr. Wolfson said. “Genoa has a heart and soul like no other.”

 

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