NOTTE BIANCA DEL LES AL PERTINI

Settimana dell’educazione economica e finanziaria

I nuovi diritti nel mondo globale

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Questa è l’acqua – David Foster Wallace

 

Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”

[…] Il valore reale di una vera istruzione, che non ha quasi nulla a che spartire con la conoscenza e molto a che fare con la semplice consapevolezza, consapevolezza di cosa è reale ed essenziale, ben nascosto, ma in piena vista davanti a noi, in ogni momento, per cui non dobbiamo smettere di ricordarci più e più volte: “Questa è acqua, questa è acqua.”

Trascrizione del discorso di David Foster Wallace per la cerimonia delle lauree al Kenyon college,
21 maggio 2005. LINK

 

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L’esperimento della prigione di Stanford è attendibile?

Due riferimenti sperimentali della psicologia dei comportamenti umani in contesti costrittivi sono in questi anni sotto attacco: l’esperimento di Stanley Milgram del 1961 sull’autorità, e quello di Philip Zimbardo del 1971 sugli effetti del contesto carcerario nel causare deresponsabilizzazione personale e disumanizzazione.

[…]  L’esperimento [n.d.r.: di Zimbardo] consisteva nella simulazione di una detenzione. Un gruppo di 24 studenti reclutati con annunci e pagati 15$ al giorno per partecipare, era sottoposto a test psicologici e controlli per attestare che non fossero mentalmente instabili o con precedenti penali, e quindi in modo casuale una parte fu assegnata al ruolo di prigionieri e una parte al ruolo di guardie carcerarie organizzate in turni di 8 ore. I partecipanti erano invitati a immergersi nei loro ruoli e l’esperimento fu studiato in modo che tutti gli aspetti, i comportamenti, i tempi, i riti, etc. della dinamica carceraria si producessero in quel setting; tranne la violenza che era esplicitamente vietata. L’esperimento sarebbe dovuto durare 2 settimane. Dopo circa 6 giorni fu interrotto perché nel frattempo un detenuto dovette essere rilasciato per una grave crisi nervosa e altri ebbero crisi analoghe, oltre che per i comportamenti delle guardie sempre più lesivi delle dignità dei detenuti.

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Rapporto Prove INVALSI 2018

 Il rapporto INVALSI 2018

 

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Il ciclista lo sa

 

Ci sono curve in discesa

a marzo, il ciclista lo sa,

dove ti aspetta l’inverno

nascosto nell’ombra, feroce.

Jam  Littlepie

 

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Rorschach e il suo test

 

 

Hermann Rorschach nasce a Zurigo nel 1884, diventa psichiatra e lavora presso diversi manicomi. Sarà ricordato per un solo contributo: il test che porta il suo nome. Si tratta di dieci disegni astratti, simmetrici lungo la verticale, simili a quelli costruiti facendo sgocciolare del colore su un foglio, piegandolo a metà e riaprendolo. Il test, pubblicato nel 1921, consiste nel guardare i disegni, uno dopo l’altro, e nel dire che cosa si vede. Grande era allora la fiducia nella capacità degli psicologi di saper svelare i misteri della mente. […] Alla base del successo del test c’era l’entusiasmo acritico per l’esplorazione dell’inconscio considerato un’entità eccezionale e misteriosa. Le macchie di Rorschach, usate nel processo di Norimberga e in quello ad Adolf Eichmann, toccano il massimo della popolarità negli anni Sessanta. Si tennero sempre segreti i sistemi per decifrare le risposte, vanificando così eventuali controlli.  Le persone volevano crederci.

Lo psicologo triestino Gaetano Kanizsa chiese ai partecipanti di un esperimento di tracciare una figura senza staccare mai la penna dal foglio. Grazie a questo solo disegno descrisse la personalità di ciascuno. La maggior parte dei partecipanti trovò azzeccata la diagnosi. In realtà il profilo di personalità era lo stesso per tutti! Il successo del test di Rorschach è una dimostrazione indiretta di come la mente umana giunge a credere, del perché e del come lo desidera. Kanizsa, con ironia, diceva che ormai i miracoli sono accettati solo in veste pseudo-scientifica.
Paolo Legrenzi – Sole 24 Ore, 22 aprile 2018 

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Humanities e coesione sociale

“Oggi l’Italia non tornerà protagonista nella scena economica mondiale ed europea se non inizierà ad investire, diversamente e di più di quanto non stia facendo da decenni, nei luoghi dove si formano i capitali morali e civili della gente. La scuola, e l’università in primis, in una società moderna […] deve intensificare la formazione umanistica dei giovani, la storia, la letteratura, la poesia, l’arte, perché è lì che si rigenerano i grandi codici simbolici generativi anche di flussi economici. Le tecniche e gli strumenti che stanno inondando scuola e università non sono la priorità dell’educazione, anche perché con la velocità che conosce il nostro tempo, nessuna tecnica è capace di insegnare veramente un mestiere, che sempre più si impara facendolo. Una politica veramente per il bene comune non dovrebbe ridurre arte e humanities nella formazione dei nostri giovani (come sta facendo), ma incrementarle, con tutte le (poche) energie morali che ancora le restano.

E poi bisognerebbe lavorare di più sulla coesione sociale, che è l’intreccio dei capitali civili di un popolo. La crescente diseguaglianza distrugge la coesione sociale, come la distrugge la riduzione degli spazi pubblici abitati, o la proliferazione dell’azzardo”.

Il Sole 24 Ore: “Investire su humanities e coesione sociale” di Luigino Bruni  2 marzo 2016

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