Prima infanzia senza ricordi

posacavi

Nel 1895 la psicologa americana Caroline Miles attirò l’attenzione sulla mancanza di ricordi dei primi 3-4 anni di vita, un periodo del quale non si ricorda nulla (American J. of Psychology 6, 534-558, 1895). In 89 bambini, l’età media dei primi ricordi era di 3 anni e 4 mesi, quella minima di 2 anni e 9 mesi. Si ricordavano nonni, malattie, morti e nascite in famiglia. Durante i primi 3-4 anni di vita i bambini hanno una grandissima facilità ad imparare, ad esempio la lingua madre (a volte anche più di una). Ma la memoria episodica è come se non esistesse, anche se esperienze di quel periodo possono condizionare inconsciamente la vita. È provato, ad esempio, che situazioni minacciose o paurose a quell’età predispongono a depressione, ansietà e a disturbi dell’umore. Come possono eventi dimenticati condizionare la vita?

Arnaldo Benini su Domenica 24h del 27 novembre 2016

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Abdica

basquiat

 

 

«Siediti al sole. Abdica. Sii re di te stesso».

Fernando Pessoa

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La dittatura delle macchine

impalcature[…] Head descrive la situazione delle università inglesi, assoggettate dal governo Thatcher a un intricato meccanismo burocratico (confermato ed esteso da tutti i governi successivi, di qualsiasi colore politico) che valuta la produzione accademica in termini sia quantitativi (numero di pagine pubblicate, tempo impiegato) sia qualitativi (numero di citazioni ricevute, prestigio della rivista o casa editrice) e regola di conseguenza i fondi da assegnare alle varie istituzioni. […] la frammentazione di pensiero e ricerca in parametri di facile verifica ha portato a un aumento vertiginoso della produzione, fino a 200 mila scritti da valutare all’anno; rimane da chiedersi se tante parole siano sintomo di maggiore profondità o originalità. E rimane da chiedersi se i pazienti vengano meglio serviti quando il sistema impone al medico tempi precisi per ogni visita; se lo siano i clienti quando il tecnico che li assiste al telefono è costretto a seguire un rigido protocollo; se lo siano i passeggeri quando i guru della consulenza aziendale decidono che le assistenti di volo devono sorridere sempre e comunque, anche se non ne hanno motivo.

Mindless, Why Smarter Machines Are Making Dumber Humans, Basic Books, New York by  Simon Head – Continua la lettura – 

A Talk With Simon Head, Author of ‘Mindless: Smarter Machines Are Making Dumber Humans’

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Abbas Kiarostami 1940 – 2016

AbbasCinema seats make people lazy. They expect to be given all the information. But for me, question marks are the punctuation of life.
Taste of Cherry

I compiti a casa

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Istruzioni per rendersi infelici – Paul Watzlawick

Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il 101_0485chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui e di farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio: e se il mio vicino non me lo vuole prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l’ha con me. E perché?

Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l’esistenza agli altri. E per giunta si immagina che io abbia bisogno di lui solo perché possiede un martello. Adesso basta! E così si precipita di là, suona, il vicino apre, e, prima ancora che questo abbia il tempo di dirgli “buon giorno”, gli grida: “si tenga pure il suo martello, villano!”

Istruzioni per rendersi infelici

 

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Commissioni Esame di Stato 2016

cattedrale

 

Ecco le Commissioni dell’Esame di Stato 2016 Clic

Firenze (FI) – Forli’ ( FO) – Frosinone (FR) – Genov a(GE) – Gorizia (GO) – Grosseto (GR) – Imperia (IM) – Isernia (IS) – Crotone (KR) – Lecco (LC) – Lecce (LE) – Livorno (LI) – Lodi (LO) – Latina (LT)

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L’abbaglio della fine della scuola

 

P1030376La vulgata della scuola del ventunesimo secolo prevede: classi “agili”, con studenti che guardano contenuti online e ne discutono poi tra di loro. Insegnanti “leggeri”, con il ruolo di “facilitatori” delle suddette discussioni tra gli studenti. Scomparsa progressiva della lezione frontale, e quindi della preparazione della lezione da parte degli insegnanti. Rimpiazzo dello studio con una forma ludica di interazione con vari tipi di interfacce, alcune delle quali ancora umane, ma sempre di più di tipo digitale (queste ultime non hanno problemi caratteriali, non scioperano, ecc.). Verifiche continue sia dello studente ma soprattutto dell’insegnante su parametri “oggettivi”. Comunicazione aperta con la famiglia, grazie a webcam che permettono ai genitori in pausa caffè di vedere che cosa si sta facendo in classe in un momento a caso.

Roberto Casati – Domenica 24 Ore – 15 maggio 2016 –

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