Archivi categoria: Psicologia sociale

L’esperimento della prigione di Stanford è attendibile?

Due riferimenti sperimentali della psicologia dei comportamenti umani in contesti costrittivi sono in questi anni sotto attacco: l’esperimento di Stanley Milgram del 1961 sull’autorità, e quello di Philip Zimbardo del 1971 sugli effetti del contesto carcerario nel causare deresponsabilizzazione personale e disumanizzazione.

[…]  L’esperimento [n.d.r.: di Zimbardo] consisteva nella simulazione di una detenzione. Un gruppo di 24 studenti reclutati con annunci e pagati 15$ al giorno per partecipare, era sottoposto a test psicologici e controlli per attestare che non fossero mentalmente instabili o con precedenti penali, e quindi in modo casuale una parte fu assegnata al ruolo di prigionieri e una parte al ruolo di guardie carcerarie organizzate in turni di 8 ore. I partecipanti erano invitati a immergersi nei loro ruoli e l’esperimento fu studiato in modo che tutti gli aspetti, i comportamenti, i tempi, i riti, etc. della dinamica carceraria si producessero in quel setting; tranne la violenza che era esplicitamente vietata. L’esperimento sarebbe dovuto durare 2 settimane. Dopo circa 6 giorni fu interrotto perché nel frattempo un detenuto dovette essere rilasciato per una grave crisi nervosa e altri ebbero crisi analoghe, oltre che per i comportamenti delle guardie sempre più lesivi delle dignità dei detenuti.

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Istruzioni per rendersi infelici – Paul Watzlawick

Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il 101_0485chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui e di farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio: e se il mio vicino non me lo vuole prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l’ha con me. E perché?

Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l’esistenza agli altri. E per giunta si immagina che io abbia bisogno di lui solo perché possiede un martello. Adesso basta! E così si precipita di là, suona, il vicino apre, e, prima ancora che questo abbia il tempo di dirgli “buon giorno”, gli grida: “si tenga pure il suo martello, villano!”

Istruzioni per rendersi infelici

 

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Disturbo?

Cartellini

Un efficace fattore di disturbo delle relazioni consiste dunque nel concedere al partner solo due possibilità di scelta e, non appena ne scelga una, nell’accusarlo di non avere scelto l’altra. […]

Regalate a vostro figlio Marvin due camicie sportive. Quando ne indossa una per la prima volta, guardatelo con aria avvilita e dite: “L’altra non ti piace?”

Istruzioni per rendersi infelici – Paul Watzlawick – ed Feltrinelli

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Nello sciame

Interruttori

Lo sciame digitale non è una folla, poiché non possiede un’anima, uno spirito. La folla raduna e unisce: lo sciame digitale è composto da individui isolati. La folla è strutturata in un modo totalmente diverso: ha caratteristiche che vanno attribuite ai singoli. I singoli si fondano in una nuova unità, all’interno della quale non dispongono più di un proprio profilo. Un assembramento casuale di uomini non costituisce ancora una folla: ciò avviene soltanto quando un’anima o uno spirito li saldano in una massa omogenea, in sé chiusa. Allo sciame digitale manca l’anima della folla o lo spirito della folla: gli individui che si uniscono in uno sciame non sviluppano un noi.

Byung-Chul Han: Nello sciame, Visioni del digitale; ed. Nottetempo

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Kurt Lewin: “L’atmosfera di gruppo”

Knot by dcclark

Il testo è tratto da “Esperimenti nel campo sociale” del 1939. Kurt Lewin (1890-1947) applica la teoria del campo all’analisi delle dinamiche del gruppo. Egli analizza l’esperimento condotto da alcuni suoi collaboratori  in cui si studia come la tipologia di leadership, democratica o autoritaria, influisce sull’atmosfera del gruppo e sul comportamento dei singoli individui.

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“Noi, forgiati dalle vite degli altri” Remo Bodei

thoreau by Totally Severe

Per sfuggire agli orizzonti ristretti entro cui è confinata la nostra esistenza ci serviamo dell’immagi-nazione. Questa è la tesi sostenuta dal filosofo Remo Bodei nel suo libro “Immaginare altre vite. Realtà, progetti, desideri” di cui è stato pubblicato uno stralcio su Domenica 24 ore del 6 ottobre 2013. Nello scritto Bodei spiega come i media siano un’agenzia di socializzazione che propone valori e modelli su cui modelliamo la nostra vita.

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Protetto: MATERIALI – SCIENZE SOCIALI CLASSE V E 2018-2019 LICEO DELLE SCIENZE UMANE LES

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