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Le piccole virtù

stan-laurel-con-loscar-alla-carrieraAl rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un’importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio.

I nostri figli se vanno male a scuola […] li assecondiamo nelle loro proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d’una ingiustizia. [,,,]

In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. […]

(Natalia Ginzburg, Estratto da “Le piccole virtù”, pubblicato originariamente su “Nuovi Argomenti” nel 1960)

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Bettelheim: Fantasia e realtà

 

P1030518Bruno Bettelheim in questo testo del 1976 sostiene che le fiabe sono fuori dal tempo e dallo spazio ed evocano situazioni che consentono al bambino di elaborare le difficoltà che pone la crescita.

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Padri, figlie e piatti da lavare

 

Carlo T.A scorrere i giornali si legge di ricerche che fanno nelle università che uno si domanda: ma davvero? L’ultima sostiene che se gli uomini lavano i piatti, le loro bambine hanno carriere lavorative più brillanti, per via dei modelli positivi. E se uno per esempio non la volesse una figlia in carriera, si deve nascondere se fa i lavori di casa? E poi, come ha scelto il campione per la ricerca l’università di Vancouver che è finita sulla prima pagina di Repubblica del 27 agosto 2014? E ancora, come gli studiosi hanno tenuto sotto controllo le variabili di disturbo? La condizione socioeconomica, per dirne una. E infine, chi ha finanziato questa ricerca? Tutti dati che chi scrive l’articolo ritiene di non fornire. Poi, di solito, una volta data la notizia, si intervistano un po’ di psicologi e si chiede loro di esprimere un’opinione. L’unico che si salva è Massimo Recalcati, nelle righe che seguono. “Un padre casalingo fa allora meno danni di un padre concentrato sulla sua realizzazione professionale? Un padre presente è più utile per la crescita di una figlia di un padre assente? L’esperienza clinica mostra che non esistono risposte standard. Sono altre le cose (poche) certe. Un padre e una madre capaci di vivere la propria vita con slancio e generatività il loro lavoro e la loro relazione creano in famiglia quella circolazione di ossigeno di cui si nutre positivamente il desiderio dei loro figli. Un padre e una madre che sanno rinunciare al diritto di proprietà sui loro figli producono un clima positivo di libertà e di rispetto che favorisce la crescita non conformistica dei loro stessi figli. Non è questo forse il dono più grande della genitorialità? Non avere aspettative su di loro, non desiderare che diventino quello che noi abbiamo in mente che debbano diventare, lasciarli liberi di sbagliare e trovare la loro via.”

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Aggiungo una citazione di S. Beckett che ho trovato sul blog di Paolo Nori che in qualche modo mi pare che c’entri.

«La speranza non è che un ciarlatano che non smette di imbrogliarci e, per me, io ho cominciato a star bene solo quando l’ho persa. Metterei volentieri sulla porta del paradiso il verso che Dante ha messo su quella dell’inferno: Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate»

 

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La descolarizzazione secondo Paul Goodman

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In ogni sistema sociale, l’educazione dei bambini ha una importanza primaria. Ma, fino a un’epoca assai recente, in tutte le società, sia primitive che altamente civilizzate, gran parte dell’educazione era incidentale. […] L’educazione incidentale ha luogo nel lavoro della comunità, negli organismi di apprendistato, nelle gare, nei giochi, nelle iniziazioni sessuali e nei riti religiosi. Generalmente parlando, questo processo incidentale si adatta alla natura dell’apprendere meglio dell’insegnamento diretto. Il giovane sperimenta cause ed effetti, invece che esercizi pedagogici. […] È necessario ridurre drasticamente la durata dell’istruzione scolastica, perché la nostra prolungata tutela è contraria alla natura e di fatto arresta la maturazione. Lo sforzo d’incanalare la crescita secondo un curriculum preconcetto scoraggia il giovane e spreca molte delle nostre migliori capacità di apprendere e di affrontare la vita. […] Un ragazzo o una ragazza dovrebbero avere ampie opportunità di ricominciare la propria carriera, di passare dall’una all’altra, di prendersi una moratoria, di viaggiare o di lavorare per conto proprio. Per assicurare la libertà di scelta, facendo sì che i giovani possano mantenere ed esprimere il loro atteggiamento critico, bisognerebbe garantire agli adolescenti i mezzi di vita. Prendendo il costo attuale della sua istruzione secondaria, si potrebbe dare a un giovane abbastanza danaro da viverci.

Paul Goodman (Tratto da Summerhill, esperienza di educazione incidentale, in Summerhill in discussione, a cura di Egle Becchi, Franco Angeli 1975)

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Marco Maurizi: la critica del dominio nella Scuola di Francoforte

XAXAXA-William-Kentridge by gtorte

Sul blog di Gabriella Giudici compare un interessante articolo di Marco Maurizi sul rapporto uomo/natura, in cui, tra l’altro, l’autore si sofferma sulle conseguenze che il passaggio dalle società di caccia e raccolta a quelle stanziali ha determinato sull’educazione.
L’immagine dell’uomo dominatore diventa l’idolo a cui si sacrifica tutto: rapporto con la natura, con i propri simili e con se stessi. Il dominio su di sé cui l’essere umano viene addomesticato in ogni società è la conditio sine qua non del suo essere “sociale”, il presupposto del dominio sull’altro che la società umana esercita come totalità.
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Educazione Selvaggia

Barana by Marc Samsom

Nelle società di clan di cacciatori-raccoglitori, osservando in che modo crescano i loro bambini,… sono stato molto colpito dalla sicurezza emotiva, dalla fiducia in sé, dalla curiosità e dall’autonomia dei membri delle società su piccola scala, non soltanto quando sono ormai adulti, ma già da bambini; [sono stato colpito] dal precoce sviluppo delle competenze sociali nei bambini.
Queste sono qualità che la maggior parte di noi ammira, qualità che vorremmo vedere nei nostri stessi figli, mentre di fatto noi scoraggiamo lo sviluppo di queste qualità suddividendo i bambini per età, dando loro voti, dicendo loro continuamente che cosa debbano fare.
JARED DIAMOND
Da “La Repubblica” del 20 dicembre 2012

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Piaget su Piaget

L’epistemologia genetica di Jean Piaget è spiegata da Jean Piaget, l’intervista è a cura della Yale University. Il video, diviso in 4 parti, è stato girato in Svizzera nel 1977 sotto la direzione di  Piaget stesso allo scopo di chiarire il proprio pensiero e di correggere gli errori interpretativi. Il filmato propone alcuni dei più classici esperimenti con i bambini. L’audio è in francese, sottotitolato (in  modo poco accurato) in inglese. Si tratta comunque di un documento storico di notevole rilievo.

Seconda parte                      Terza parte                           Quarta parte 

Omaggio a Piaget di Maurizio Tiritocco.  L’autore – esperto di politiche formative, già Ispettore tecnico del Ministero della Pubblica Istruzione- ripercorre le tappe più importanti del fondamentale contributo di Piaget all’educazione e sottolinea l’attualità della sua ricerca.

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