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Rapporto Prove INVALSI 2018

 Il rapporto INVALSI 2018

 

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Una ricerca longitudinale

Robert J. Waldinger  è uno psichiatra americano che insegna alla Harvard Medical School. Egli è l’attuale direttore -il quarto- di una ricerca longitudinale iniziata circa 78 anni fa. Il fine di tale ricerca è trovare ciò che fa la felicità degli individui adulti.   Dal 1938 le vite di 724 uomini sono state studiate sino ad oggi,  60 sono i soggetti che sono ancora in vita. Il campione è stato ricavato da strati sociali diversi: un gruppo è stato scelto tra le matricole di Harvard, l’altro tra i ragazzi delle periferie più povere di Boston. Recentemente la ricerca ha aggiunto allo studio anche i circa 2000 figli del campione. I risultati sono interessanti perché segnalano come il benessere e la felicità siano correlati non tanto alla ricchezza, al prestigio o alle condizioni di salute, quanto alla qualità  delle relazioni sociali.

(Sono disponibili  i sottotitoli in italiano)

 

 

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Esercizio di Metodologia della ricerca #4

lucchetto

Prendete un gruppo di adolescenti curiosi, un articolo di giornale in cui si dà conto dell’ultima ricerca nel campo delle scienze umane, accendete internet e cominciate a risalire la corrente per trovare il protocollo sperimentale che hanno utilizzato per la ricerca di cui sopra. Insomma, si tratta di una rivoluzione: invece degli adulti che controllano i ragazzi con il registro elettronico, sono i ragazzi che controllano gli adulti con la rete. Se avete fretta Clic, se invece avete tempo continuate la lettura.

Venerdì mattina ho accompagnato una classe a teatro, giovedì ho detto in 2^E che il giorno dopo sarei stato assente. Superato il comprensibile sconforto, gli studenti in un lampo hanno diffuso la notizia nelle altre classi. Solo che la breaking news era incompleta, nel senso che avevo omesso che la prima ora sarei stato presente, la 2^E non era interessata. Così ieri alle 8 entro in 1^E e vedo delle espressioni attonite, alcuni confessano di non avere né il quaderno né tanto meno i compiti perché Simon aveva garantito che sarei stato assente. Così, dopo avere inflitto la giusta sanzione agli inadempienti, ne ho approfittato, visto che stiamo trattando la comunicazione, per rimarcare l’importanza della fonte per valutare l’affidabilità del messaggio. Durante la spiegazione mi è venuto in mente un’iniziativa che risale al 2000 e che tratta di bufale e videogiochi e siccome questo blog è ormai anche una specie d’archivio, ho deciso di recuperare il materiale e metterlo qui.

 Dunque andiamo con ordine, è l’anno 2000 e sui giornali compare che “I videogiochi aiutano i bambini a diventare più intelligenti” e lo attesta una ricerca dell’Università di Stoccolma. La notizia, con tanto di dettagli sugli esperimenti, è in controtendenza e colpisce la nostra curiosità e, siccome stiamo trattando di metodologia della ricerca, decidiamo di risalire alla fonte per conoscere il protocollo sperimentale. Così, gli studenti ed io ci siamo messi all’opera e abbiamo sentito prima i giornali, poi l’ANSA e alla fine L’Università di Stoccolma e abbiamo scoperto che… Ecco storia e i documenti. Clic

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LE QUESTIONNAIRE

LE QUESTIONNAIRE 

Roger Mucchielli 

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Il questionario non è una lista di domande…

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Hobbes

Locke

Hume

Berkeley

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Come leggere le statistiche

WHY DO BUSESscale

COME IN THREES?

The hidden mathematics

of everyday life – Rob

 Eastwaway e Jeremy

Wyndham. 

 

Chapter #3 – How many people watch Coronation Street?

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Padri, figlie e piatti da lavare

 

Carlo T.A scorrere i giornali si legge di ricerche che fanno nelle università che uno si domanda: ma davvero? L’ultima sostiene che se gli uomini lavano i piatti, le loro bambine hanno carriere lavorative più brillanti, per via dei modelli positivi. E se uno per esempio non la volesse una figlia in carriera, si deve nascondere se fa i lavori di casa? E poi, come ha scelto il campione per la ricerca l’università di Vancouver che è finita sulla prima pagina di Repubblica del 27 agosto 2014? E ancora, come gli studiosi hanno tenuto sotto controllo le variabili di disturbo? La condizione socioeconomica, per dirne una. E infine, chi ha finanziato questa ricerca? Tutti dati che chi scrive l’articolo ritiene di non fornire. Poi, di solito, una volta data la notizia, si intervistano un po’ di psicologi e si chiede loro di esprimere un’opinione. L’unico che si salva è Massimo Recalcati, nelle righe che seguono. “Un padre casalingo fa allora meno danni di un padre concentrato sulla sua realizzazione professionale? Un padre presente è più utile per la crescita di una figlia di un padre assente? L’esperienza clinica mostra che non esistono risposte standard. Sono altre le cose (poche) certe. Un padre e una madre capaci di vivere la propria vita con slancio e generatività il loro lavoro e la loro relazione creano in famiglia quella circolazione di ossigeno di cui si nutre positivamente il desiderio dei loro figli. Un padre e una madre che sanno rinunciare al diritto di proprietà sui loro figli producono un clima positivo di libertà e di rispetto che favorisce la crescita non conformistica dei loro stessi figli. Non è questo forse il dono più grande della genitorialità? Non avere aspettative su di loro, non desiderare che diventino quello che noi abbiamo in mente che debbano diventare, lasciarli liberi di sbagliare e trovare la loro via.”

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Aggiungo una citazione di S. Beckett che ho trovato sul blog di Paolo Nori che in qualche modo mi pare che c’entri.

«La speranza non è che un ciarlatano che non smette di imbrogliarci e, per me, io ho cominciato a star bene solo quando l’ho persa. Metterei volentieri sulla porta del paradiso il verso che Dante ha messo su quella dell’inferno: Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate»

 

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Esercizio di Metodologia della ricerca #3

Che cos’è la saggezza della folla? Quanto incide il conformismo quando ci formiamo un’opinione su un determinato tema?  E infine, come si deve organizzare un esperimento perchè i risultati si possano considerare attendibili? Questi sono i temi oggetto dell’esercizio di metodologia della ricerca #3.  Cominciamo dall’ultima questione: un esperimento è considerato valido se è possibile “falsificarlo” (dimostrare che è falso),  perciò la procedura sperimentale deve essere precisa e dettagliata, in modo tale che essa sia riproducibile.  Nell’articolo si descrivono: 1) Le finalità del nostro lavoro: 2) L’esperimento sulla saggezza della folla di Francis Galton del 1906; 3) L’esperimento autocinetico sul conformismo e la formazione delle norme all’interno dei gruppi di Muzafer Sherif del 1935; 4) La procedura sperimentale con cui si sono riprodotti i due esperiementi; 5) I risultati ottenuti; 6) Come sono stati valutati gli studenti che hanno condotto l’esperienza

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