Humanities e coesione sociale

“Oggi l’Italia non tornerà protagonista nella scena economica mondiale ed europea se non inizierà ad investire, diversamente e di più di quanto non stia facendo da decenni, nei luoghi dove si formano i capitali morali e civili della gente. La scuola, e l’università in primis, in una società moderna […] deve intensificare la formazione umanistica dei giovani, la storia, la letteratura, la poesia, l’arte, perché è lì che si rigenerano i grandi codici simbolici generativi anche di flussi economici. Le tecniche e gli strumenti che stanno inondando scuola e università non sono la priorità dell’educazione, anche perché con la velocità che conosce il nostro tempo, nessuna tecnica è capace di insegnare veramente un mestiere, che sempre più si impara facendolo. Una politica veramente per il bene comune non dovrebbe ridurre arte e humanities nella formazione dei nostri giovani (come sta facendo), ma incrementarle, con tutte le (poche) energie morali che ancora le restano.

E poi bisognerebbe lavorare di più sulla coesione sociale, che è l’intreccio dei capitali civili di un popolo. La crescente diseguaglianza distrugge la coesione sociale, come la distrugge la riduzione degli spazi pubblici abitati, o la proliferazione dell’azzardo”.

Il Sole 24 Ore: “Investire su humanities e coesione sociale” di Luigino Bruni  2 marzo 2016

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