Padri, figlie e piatti da lavare

 

Carlo T.A scorrere i giornali si legge di ricerche che fanno nelle università che uno si domanda: ma davvero? L’ultima sostiene che se gli uomini lavano i piatti, le loro bambine hanno carriere lavorative più brillanti, per via dei modelli positivi. E se uno per esempio non la volesse una figlia in carriera, si deve nascondere se fa i lavori di casa? E poi, come ha scelto il campione per la ricerca l’università di Vancouver che è finita sulla prima pagina di Repubblica del 27 agosto 2014? E ancora, come gli studiosi hanno tenuto sotto controllo le variabili di disturbo? La condizione socioeconomica, per dirne una. E infine, chi ha finanziato questa ricerca? Tutti dati che chi scrive l’articolo ritiene di non fornire. Poi, di solito, una volta data la notizia, si intervistano un po’ di psicologi e si chiede loro di esprimere un’opinione. L’unico che si salva è Massimo Recalcati, nelle righe che seguono. “Un padre casalingo fa allora meno danni di un padre concentrato sulla sua realizzazione professionale? Un padre presente è più utile per la crescita di una figlia di un padre assente? L’esperienza clinica mostra che non esistono risposte standard. Sono altre le cose (poche) certe. Un padre e una madre capaci di vivere la propria vita con slancio e generatività il loro lavoro e la loro relazione creano in famiglia quella circolazione di ossigeno di cui si nutre positivamente il desiderio dei loro figli. Un padre e una madre che sanno rinunciare al diritto di proprietà sui loro figli producono un clima positivo di libertà e di rispetto che favorisce la crescita non conformistica dei loro stessi figli. Non è questo forse il dono più grande della genitorialità? Non avere aspettative su di loro, non desiderare che diventino quello che noi abbiamo in mente che debbano diventare, lasciarli liberi di sbagliare e trovare la loro via.”

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Aggiungo una citazione di S. Beckett che ho trovato sul blog di Paolo Nori che in qualche modo mi pare che c’entri.

«La speranza non è che un ciarlatano che non smette di imbrogliarci e, per me, io ho cominciato a star bene solo quando l’ho persa. Metterei volentieri sulla porta del paradiso il verso che Dante ha messo su quella dell’inferno: Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate»

 

3 commenti

Archiviato in Metodologia della ricerca, Pedagogia

3 risposte a “Padri, figlie e piatti da lavare

  1. martina

    Sicuramente un padre presente nella vita della propria figlia/o con dei sani valori e che dia le giuste emozioni ed esperienze e motivazioni è molto meglio di un padre che dedica le proprie attenzioni ai figli solo durante le ferie. Credo sia come dare da bere a una piantina che a mano mano che cresce dà dei bellissimi fiorellini; se li coltivi e li curi bene. Io, per esempio, ho un padre e una madre che mi hanno stimolato sin da piccola facendomi viaggiare e conoscenze culture diverse, mi hanno incoraggiato a leggere e a dipingere: ho avuto fortuna! Sicuramente il cosiddetto volo verso la libertà ce l’hai già dal momento in cui decidi se seguire o no i pensieri Dei tuo. Un abbraccio professore e buon rientrooo!!!

    • Schoolstorming

      Viaggiare, leggere, dipingere offrire ai propri figli delle occasioni è una buona premessa. Ma credo che la qualità più importante per i genitori sia la generosità: il loro compito è quello di rendersi “dispensabili” e questo significa in primo luogo superare il proprio egocentrismo.
      Buon tutto Martina 🙂

      • martina

        generosità è una delle forme d ‘ amore piu belle che un essere vivente possa avere … grazie professore buon tutto anche a lei … e che la barca gonfi sempre le vele ! 🙂 nella direzione giusta del vento !

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