Omero sulla spiaggia

Melina Riccio by Tranuf

Di certi volti, che si sono sempre conosciuti vecchi e stanchi, è difficile immaginare l’espressione giovanile.
Lo stesso accade per la filosofia. Troppa polvere delle accademie, troppa inutile erudizione, troppa estenuata “maniera” fanno dimenticare non solo che anche la filosofia è stata giovane e scapestrata, ma che tuttora, in certe felici circostanze, continua ad esserlo. Le sue origini, ce lo ha raccontato, tra gli altri, Giorgio Colli in alcuni piccoli e preziosi saggi, sono agonistiche. La ricerca della saggezza sembrerebbe la
cosa più lontana dallo spirito della competizione, ma questo si deve alla nostra fiacca concezione del sapere.
Nietzsche chiamava questa nostra senile impotenza “ipertrofia della coscienza storica”. Crediamo, infatti, che la sapienza sia una faccenda impiegatizia di archivi, ma la saggezza in Grecia era nata sotto il segno di una duplice sfida: quella di Apollo, dio della sapienza, che, come frecce acuminate, lanciava all’uomo segni che dovevano essere interpretati, pena la sua stessa sopravvivenza, e quella di Edipo che risolvendo l’enigma faceva precipitare la Sfinge dal suo disumano trono di sangue. Il sapere, insomma, come gioco estremo in cui ne va della vita. Non stupisce, allora, che di Omero, il più arcaico prototipo della sapienza umana, la leggenda, non senza ironia, racconti che morisse per lo scoramento di non avere risolto l’indovinello arguto che un piccolo pescatore, sulla spiaggia, gli aveva posto.

Rocco Ronchi da “Libero pensiero”

2 commenti

Archiviato in Filosofia, Flaneur

2 risposte a “Omero sulla spiaggia

  1. Marshall

    Giorgio Colli è diventato di moda; chissà cosa ne penserebbe. Quando insegnava a Pisa, io c’ero, era piuttosto isolato, ma la cosa sembrava non pesargi più di tanto. Di altri che all’epoca erano sulla cresta dell’onda oggi non parla più nessuno, mentre i libri di Colli conoscono una diffusione insperata. Peccato che La sapienza greca sia rimasta al terzo volume, per l’improvvisa scomparsa del curatore: era il gennaio del 1979, nelle aule pisane la notizia ci lasciò di stucco.

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