Un viaggiatore: Ryszard Kapuściński

Untitled by damian_sammarco

Si, viaggiare!

La vita in cattività fa salire in noi  l’umore nero e allora si sente quant’è stato svantaggioso il baratto tra la vita libera e leggera del nomade e la comoda prigionia dello stanziale. Ma viaggiare, viaggiare per davvero intendo, non è facile, per farlo occorre frequentare l’università della strada dove prima c’è il test e poi arriva la lezione da imparare. Per girare il mondo bisogna essere fiduciosi nella gente, ma allo stesso tempo stare in guardia e sentire quel che di buono o di cattivo accade d’intorno. E’ altresì di una certa utilità l’intelligenza vivace per leggere le cose del mondo e rifletterci su.
Ryszard Kapuściński è stato un grande scrittore di viaggio, in questo LINK è letto da Giuseppe Battiston.

Ecco i brani del filmato, suddivisi in capitoli, con i relativi tempi di inizio e di fine: Buona visione Da 9′,57″ a 12′,30″,  Mappe, l’etnocentrismo – Da 12,32 a 17,30 Erodoto,Varcare la frontiera – Da 18,02 a 26,29 I 100 fiori del presidente Mao; La muraglia riparo e gabbia – da 26,32 a 43,25, La vista dal minareto, la vertigine del Cairo – da 42,40 a 51,30; Scavalcando le pozzanghere, Siberia e corridoi di nebbia – Da 51,32 a 53,12; La fine del mondo, Tanzania.  

4 commenti

Archiviato in Camminare, Flaneur

4 risposte a “Un viaggiatore: Ryszard Kapuściński

  1. Pietro

    Ho ascoltato ieri sera il file audio, la lettura di Giuseppe Battiston. Non credo di essermi mai concesso, se non in infanzia, una lettura prolungata di storie per bocca di qualcun’altro ed ammetto che è stato molto piacevole. Le parole scorrono e si è costretti ad inseguirle, apprezzando per brevi attimi le sfumature di significato che subito si dissolvono per lasciare spazio al seguito. Ma come la conoscenza vuole, qualcosa colpisce sempre più a fondo di altro, lasciando un segno, costringendo a fermarsi e concedere una riflessione più accurata e profonda. Ciò che dell’ascolto mi ha spinto a ciò è stata una riflessione dell’Autore, che ha valore universale e che ha suscitato in me un intenso desiderio di muovere i passi per il mondo, in assenza di vincoli o doveri, solamente mosso dall’intento di vivere e guardare, conoscere e riflettere, per raggiungere come Ryszard, l’impressione sublime di essere parte del Genere Umano: “[…] nel Saahara. Amo il deserto. Qualcosa di metafisico, di trascendente. Nel deserto tutto il cosmo si riduce a pochi elementi. Il deserto rappresenta l’universo ridotto all’essenziale: la sabbia, il sole, le stelle di notte, il silenzio, il calore del giorno. Si hanno con sé una camicia, dei sandali, cibo frugale, un po’ d’acqua da bere, tutto nella massima semplicità, niente si frappone fra te e Dio, fra te e l’universo.
    Ogni volta che mi sono trovato in Africa, e che ne ho avuto il tempo, ho cercato l’esperienza unica nel suo genere del deserto.
    Tre volte attraversato il Saahara con gli abitanti del deserto, una volta anche con un gruppo di nomadi incontrati per puro caso. Non riuscimmo a trovare una lingua per capirci, ma restammo insieme lo stesso. Non scambiavamo parole, ma dividevamo l’esperienza dell’amicizia, della fratellanza.
    A un certo punto fui folgorato dalla sensazione che avessimo fratelli e sorelle dappertutto, ma che non riuscissimo a rendercene conto. Un’impressione sublime.”
    Grazie Schoolstorming, come sempre silenzioso, seguo i tuoi passi con curiosità e costanza. Un abbraccio caloroso

  2. Loretta

    …Superb! (da una nomade dentro…) 🙂

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