La descolarizzazione secondo Paul Goodman

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In ogni sistema sociale, l’educazione dei bambini ha una importanza primaria. Ma, fino a un’epoca assai recente, in tutte le società, sia primitive che altamente civilizzate, gran parte dell’educazione era incidentale. […] L’educazione incidentale ha luogo nel lavoro della comunità, negli organismi di apprendistato, nelle gare, nei giochi, nelle iniziazioni sessuali e nei riti religiosi. Generalmente parlando, questo processo incidentale si adatta alla natura dell’apprendere meglio dell’insegnamento diretto. Il giovane sperimenta cause ed effetti, invece che esercizi pedagogici. […] È necessario ridurre drasticamente la durata dell’istruzione scolastica, perché la nostra prolungata tutela è contraria alla natura e di fatto arresta la maturazione. Lo sforzo d’incanalare la crescita secondo un curriculum preconcetto scoraggia il giovane e spreca molte delle nostre migliori capacità di apprendere e di affrontare la vita. […] Un ragazzo o una ragazza dovrebbero avere ampie opportunità di ricominciare la propria carriera, di passare dall’una all’altra, di prendersi una moratoria, di viaggiare o di lavorare per conto proprio. Per assicurare la libertà di scelta, facendo sì che i giovani possano mantenere ed esprimere il loro atteggiamento critico, bisognerebbe garantire agli adolescenti i mezzi di vita. Prendendo il costo attuale della sua istruzione secondaria, si potrebbe dare a un giovane abbastanza danaro da viverci.

Paul Goodman (Tratto da Summerhill, esperienza di educazione incidentale, in Summerhill in discussione, a cura di Egle Becchi, Franco Angeli 1975)

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12 commenti

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12 risposte a “La descolarizzazione secondo Paul Goodman

  1. Parere personale: è una libertà che scolora nel liberismo (iIn pedagogia meglio evitare gli inglesi). Summerhill è stata un’esperienza rispettabile, dalla quale gli epigoni di Neill sembrano abbastanza lontani.
    Se si considerano le proposte della nuova pedagogia antiautoritaria, dall’home schooling ai vaucher, si vede chiaramente che si rivolge ad individui-monade, non a cittadini.

    • Le posizioni di Neill, Goodman, Illich sono anarchiche e provocatorie, ma a me sembrano preziose in questo periodo in cui, io credo, la scuola deve essere ripensata radicalmente, perché, cara Gabriella, “l’impero della carta”, con la logica che vi è sottesa, si sta accartocciando. Due sono le strade che come istituzione abbiamo davanti: l’una è quella di conservare l’esistente, ma ciò implica diventare ancor più marginali; l’altra è ripensare radicalmente la scuola e allora ben vengano coloro che ci sanno offrire un orizzonte altro.

      • A me pare che più che l’impero della carta, la cui evoluzione è controversa, ciò che si sta accartocciando al momento sia la democrazia. La scuola è semplicemente uno degli strumenti dell’inclusione e dell’emancipazione della gente, di conseguenza oggi sempre meno necessaria e funzionale. Credo che in una società in cui 3 individui su 4 sono già diventati superflui, il problema non sia tanto difendere bottega, ma l’umanità e la nostra libertà.

        PS: Il mondo di Illich, anche ammesso che la sua tesi libertaria cogliesse nel segno, è stato spianato da tempo. Le sfide attuali sono molto più drammatiche ed è bene averle presenti.

  2. Stefania Fabris

    Il contributo anarchico e provocatorio di Neill, Goodman e, soprattutto, di Illich, credo siano serviti, e servano tuttora, a decostruire l’istituzione scuola nel suo essere cinghia di trasmissione di un determinato ordine sociale che limita il cambiamento, la libertà, l’espressione e le mutazioni dei valori individuali. Ma tali preziose riflessioni critiche sono state cavalcate in modo strumentale dalle prospettive politico-pedagogiche liberiste che si sono affermate a partire dalla fine degli anni ’90 in Europa e si sono tradotte anche in Italia in leggi targate Confindustria &CEPU. Chi può dimenticare che nell’introduzione alla Riforma Moratti si usava il povero Don Milani finendo per attribuirgli intenzioni descolarizzatrici ben diverse dalle sue? E la Professoressa Mastrocola con il suo ritorno al liceo d’elité proposto ipocritamente come inevitabile conseguenza di tante “barche nel bosco”? Le riforme scolastiche ispirate ad un malinteso spirito descolarizzatore a partire dal 1999/2000 hanno cambiato i connotati della scuola italiana solo in peggio e hanno favorito una privatizzazione selvaggia ( naturalmente fatta in larga parte con denaro pubblico, all’italiana, si sa!). E homeschooling, precettori e lezioni private a go-gò…
    Sono assolutamente d’accordo con Gabriella Giudici: la “scuola di tutti insieme” è un insostituibile strumento di emancipazione, di inclusione sociale e di democrazia. Direi che ci aspetta un periodo di impegno cruciale per la scuola e per la società!

    • Grazie per il tuo contributo Stefania.
      Mah, non so, non ho un’idea precisa, un modello da proporre. Una cosa però la percepisco forte e chiara, così non si può andare avanti ancora per molto. E non credo che la risposta a questa crisi sia nell’aumentare le ore di scuola, anzi.
      In una lezione di sociologia in IV C concionavo di taylorismo e fordismo e descrivevo la condizione operaia con i relativi orari di lavoro. Dall’aula si alza una voce: “Prof. questa è la nostra vita, usciamo alle due e si studia tutto il pomeriggio, spesso anche la sera”.
      Va bene, non per tutti è così, ma mi ha fatto pensare.

  3. Loretta

    Scusatemi colleghi, mi permetterei di inserire un link:
    http://descolarizzazione.blogspot.it/2013/03/la-scuola-per-benedetto-vertecchi.html
    Perdonami collega, ma sai quanto mi trovi d’accordo (e quanto mi stuzzichi) questo argomento! 😉

  4. La rivoluzione elettronica ridefinisce i concetti di spazio e di tempo, ciò implica che la trasformazione è radicale in tutti i campi e dunque comprende le istituzioni. Nuovi linguaggi, nuovi significati, stimolano diversi circuiti neuronali e favoriscono forme di aggregazione sconosciute sino ad ora. Certamente la democrazia è soggetta a un cambiamento, non possiamo prevedere in che direzione, si sa solo che cambierà.
    La scuola, da parte sua, fa leva sulla sua autoreferenzialità per mantenere l’esistente che, ahimé, è di molto inadeguato per far fronte alla società contemporanea, non parliamo poi di quella futura in cui gli studenti del 2013 vivranno tra, diciamo, 10 anni. E rileggere Illich, con tutto il portato provocatorio, sulla necessità di “assicurare a ogni uomo il diritto di scegliere personalmente ciò che vuole imparare per pervenire a una dimensione di autenticità” credo faccia riflettere sul valore dell’autonomia, della creatività, della maturazione personale su cui basare l’istruzione dell’oggi.

  5. Loretta

    🙂 Approvo ogni parola e ogni virgola…

  6. perdonami, ma solo a sentirla nominare l'”autonomia”, già arroto lo zoccolo e sbuffo fuoco dalle nari (se non vogliamo essere autoreferenziali, cominciamo a demolire qualche totem).

  7. ecco vedi? tu parlavi d’altro e io avevo già incornato il drappo 🙂

  8. Schoolstorming

    🙂

    Il vibrato in sottofondo è dei Canned Heat, il luogo
    è l’unico in cui vale la pena di stare:
    “On the road again”.
    Il cantante si è mangiato 2 etti di velluto imbevuto di acqua di rose,
    al minuto 1′,43” si apprezza altresì un notevolissimo assolo d’armonica suonata dell’orso Yoghi.
    Un caro saluto da Yellostone

    Ora, tu ti chiederai che cosa c’entra. Non c’entra nulla, adoro i “fuori luogo”.

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