Il richiamo del selvaggio

rumble by gtorte

In letteratura ci attrae
solo ciò che è selvaggio
Quel che è domestico annoia.
E’ il pensiero selvaggio, libero dagli schemi della civiltà
che ci affascina nell’Amleto, nell’Iliade,
nelle Sritture e nelle mitologie e non è qualcosa che si impari nelle scuole.

Estratto da Camminare
H. D. Thoreau 1851

Ecco uno scrittore che di “selvaggio” s’intendeva: Jack London.
Farsi un fuoco traduzione del racconto To Build a Fire

12 commenti

Archiviato in Flaneur

12 risposte a “Il richiamo del selvaggio

  1. Loretta

    “Into the Wild”… film e scrittori che mi hanno dato i brividi.

    “Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa…” (H.D.Thoreau)

    E che dire di Paul Auster?

    “Per un anno intero non fece altro che guidare, viaggiando avanti e indietro per l’America nell’attesa che i soldi finissero. Non aveva pensato che sarebbe continuato così a lungo, ma una cosa ne portò con sé un’altra, e al momento in cui Nashe si rese conto di ciò che gli stava accadendo, non aveva più la possibilità di desiderare che finisse. Il terzo giorno del tredicesimo mese incontrò il ragazzo che si faceva chiamare Jackpot. Fu uno di quegli incontri casuali, imprevisti, che sembrano nascere dall’aria sottile – un ramoscello spezzato dal vento che improvvisamente atterra ai tuoi piedi. Fosse capitato in qualunque altro momento, Nashe probabilmente non avrebbe aperto bocca. Ma poiché si era già arreso, poiché credeva che non ci fosse più niente da perdere, considerò l’estraneo come una sorta di sospensione della pena, come un’ultima possibilità di fare qualcosa per sé prima che fosse troppo tardi. E proprio per questo non ebbe esitazioni. Senza il minimo tremito di paura, Nashe chiuse gli occhi e saltò. (da “La musica del caso”)

    Grazie per avermi ricordato tanta selvaggia bellezza.

  2. Loretta

    Non è necessario infatti. A volte bastano luoghi infestati di serpenti… 😉

  3. Schoolstorming

    Ero così veloce che avrei potuto alzarmi dal letto, attraversare la stanza, girare l’interruttore e tornare a letto sotto le coperte prima che la luce si fosse spenta.
    Muhammad Ali

    • Loretta

      😉 So charming! Il vecchio Cassius Clay, colui che diceva:
      “Dentro un ring o fuori non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra.” oppure “I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione.”
      Io conosco un tizio che aveva il sogno di cavalcare una bici da vero campione, e infatti… 😉

  4. roberta

    Per andare un pò controcorrente, con Gianfranco Marrone che ha scritto “Addio alla Natura” (Einaudi, 2011), vorrei sottolineare una cosa che i “selvaggi” hanno sempre saputo: che la natura non esiste in sé ma fa parte della cultura… le categorie del “domestico” e del “selvatico” cambiano molto se viste dall’esterno o dall’interno. Ma questa è un’altra storia e sto andando “oltre”…

    • Loretta

      Le categorie del “domestico” e del “selvatico” cambiano molto anche a seconda degli occhi che le stanno osservando…Un abbraccio Roby! 🙂

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