Etologia e pedagogia: punkabbestia e competenza sociale

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L’etologia è una disciplina che ci aiuta a capire meglio gli animali e soprattutto noi stessi. Nel 1859 Charles Darwin ci ha riportato per terra e ci ha sussurrato all’orecchio che siamo parte del regno animale e, talvolta, dagli animali abbiamo molto da imparare. L’articolo di Danilo Mainardi è dedicato ai possessori di cani “Pucci Pucci” e ai genitori iperprotettivi.
Chi conosce davvero i cani sa infatti che devono imparare fin da cuccioli a gestire le loro interazioni sociali tramite esperienze spontanee con i propri simili. È un fenomeno scientificamente noto col nome di assessment, che poi vuol dire prendere consapevolezza di sé e degli altri. […] Ogni cane divenuto così socialmente competente ben raramente finirà poi per essere aggressivo…

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7 commenti

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7 risposte a “Etologia e pedagogia: punkabbestia e competenza sociale

  1. Schoolstorming

    E’ verissimo collega, dovremmo spesso imparare dal regno animale. I vizi e l’iperprotezionismo si accompagnano spesso a una insopportabile sensazione di incatenamento e prigionia forzata che rendono aggressivo qualunque essere, umano o cane che sia. E qui nascerebbe a ruota una critica di certi sistemi repressivi, stati polizieschi e strutture carcerarie…Ho letto ultimamente un libro meraviglioso a proposito di delinquenza e vita in carcere (“Educazione di una Canaglia” di Edward Bunker), che mi ha aperto gli occhi su molti meccanismi spesso sconosciuti e mi ha fornito parecchie conferme di ciò che penso da sempre. Lo vorrei consigliare, a chi non ha lo stomaco debole (ma qui il gioco si è fatto duro, mi pare 🙂 ), perché contiene verità indiscutibili che ci riportano alla tua analisi e a quella di Mainardi: costringere e imbrigliare porta a comportamenti aggressivi. E si potrebbe concludere con uno zuccherino “L’amore vince su tutto”? 🙂 Beh, si direbbe che la conclusione del testo sia questa…e anche quella dei punkabbestia! L.B.

  2. Schoolstorming

    L’educazione è l’arte di somministrare le frustrazioni nel momento giusto e con misura. Oggi mi pare che si inclini per l’eccesso di protezione, quindi a evitare le frustrazioni, e ciò impedisce ai bambini e ai ragazzi di maturare le esperienze necessarie per acquisire le competenze sociali. C’è spesso un adulto che interviene per pacificare e risolvere le tensioni che si creano nel gruppo dei pari, per evitare che i ragazzi caschino e si feriscano, prendano freddo e si buschino un raffreddore, si azzuffino per risolvere una tensione. Gli adulti intervengono, amano sentirsi indispensabili e dimenticano che il loro ruolo è invece quello di diventare dispensabili, in questo modo impediscono l’errore che è indispensabile per la crescita.
    E, collega, vogliamo parlare dei genitori che ai colloqui vengono a perorare la causa del figliolo che “è così sensibile”? 🙂 Ma qui si aprirebbe un capitolo lungo e articolato a cui protremmo dedicare un intero post.
    Eddie Bunker è la mia arma segreta, la consiglio “sottobanco” ai ragazzi che ti dicono “Prof. non mi piace leggere”. Pochi resistono al suo fascino, ha una scrittura asciutta e sa quel che dice perché lo ha vissuto sulla sua pelle. E poi è l’esempio di come la letteratura ti può salvare la vita ovvero di quanto sia utile saper raccontare una storia.

    G.To.

    • Schoolstorming

      Uh! Quentin Tarantino…mi hai fatto venir la voglia di rivedere un vecchio film (oltre che di leggermi altri libri di Bunker…)!

      Già…Adulti indispensabili, genitori iperprotettivi e interventisti…Parliamone. 😉

      • Schoolstorming

        I dialoghi di Pulp Fiction valgono da soli il prezzo del biglietto. La storia della rapina con il cellulare… grandiosa. 🙂

  3. Mr.Blue.. Su Wiki parla di Tarantino come “accanito fun dei suoi romanzi”! Sotto banco io avevo ricevuto una dritta su “Cane mangia cane”, me lo sono divorato. Ed ora che mi fate tornare in mente Eddie vado da Feltrinelli e faccio compere..
    Da piccolo mi lamentavo con mia madre perché non mi faceva le torte, perché non mi difendeva mai da quei mostri di insegnanti che mi volevano mangiare, e mettevo regolarmente a confronto la sua figura con la figura della zia, che faceva tutte queste cose per i figli che io tanto invidiavo. Quello che faceva mia madre era mettermi nella condizione di affrontare in prima persona le frustrazioni, e noi ricordiamo che grandi frustrazioni:D, insegnandomi a prenderle come delle sfide su cui lavorare fino a risultati ottenuti. Be’, quanto vale tutto quello che ha fatto? La cosa più importante che mi ha dato credo sia la concezione che la vita di un uomo sia una vita di sofferenza, quindi considerata l’inevitabilità di questa emozione ho imparato a guardarla in maniera positiva, convinto che si possa solo ringraziare di soffrire perché possiamo affrontare questa situazione per il semplice fatto che siamo vivi. Ho imparato a dare il giusto peso alle sofferenze così da non massacrarmi per nulla..
    La nostra società tratta il dolore con i guanti, non con i pugni come andrebbe fatto: il mio parrucchiere, tagliandomi i capelli con la delicatezza del buon professionista, ad un certo punto se ne esce dicendomi: “Fatto male? Se ti faccio male dimmelo eh..” Cosa dirgli? Dentro di me ho pensato come potesse pensare di farmi male con un tocco così leggero.. Mi sono domandato, che cos’è diventato il dolore al giorno d’oggi? Anche il parrucchiere ormai prova a proteggerti dal dolore.

    • Schoolstorming

      I barbieri dimenticano che un tempo erano anche chirurghi e segavano ossa ben prima che inventassero gli anestetici. I genitori rimuovono che la nascita che segna l’inizio della vita è dolorosa per chi partorisce e per chi nasce. Gli educatori dimenticano che nella crescita c’è dolore perché ogni trasformazione presuppone il distacco. I maestri che trasmettono il sapere con passione ignorano che la radice di passione è nel patire. Gli amanti fingono di non sapere che piacere e dolore spesso si confondono. Il dolore ci rende vivi e chi tiene i figli al riparo dai dolori impedisce loro di crescere. G.To.

  4. Schoolstorming

    Quanto vale tutto quello che ha fatto tua madre? Beh, è sufficiente leggerti, ascoltarti e guardarti, Pietro carissimo, hai superato le tue paure e hai imparato a controllare le tue emozioni, sei diventato un Uomo. Come dice un mio collega che stimo tantissimo (magari lo conosci anche tu…;-) )…”Cappello basso” di fronte a tua madre!
    E ora sai che ti dico? “Cane mangia cane” mi manca…Che dici, ci vediamo da Feltrinelli? 😉 Un abbraccio grande Pietro. Anche alla tua mamma…e salutami l’antidolorifico, cioè, il parrucchiere. 🙂 L.B.

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