Dall’Archivio de “La Stampa”

Il 28 novembre 2006, il giornalista Luca Castelli scriveva un articolo da cui vorrei estrapolare qualche pensiero…

“Che Internet abbia ormai raggiunto i banchi di scuola è un dato di fatto inoppugnabile. Come lo è la metamorfosi delle attività ludiche dei ragazzi di oggi, che non spendono (e non spenderanno mai più) con la Barbie e i Playmobil la stessa quantità di tempo che dedicano ai videogiochi, sparatutto violenti compresi. Le leggi della Repubblica Italiana possono anche provare eroicamente a fermare il tempo, magari prendendo spunto dalle iniziative del governo cinese sulla censura online, ma saranno destinate ad essere inesorabilmente spazzate via. E come unico, ironico risultato, avranno quello di spedire il paese alla gogna internazionale, nel girone di quei dannati che vengono additati e sbeffeggiati per non aver compreso il significato della rivoluzione digitale..Sperare di staccare la spina a Internet o ai videogiochi è insensato. Sottovalutare il problema o disinteressarsene sarebbe al tempo stesso un errore ancor più grave. Il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano alle tecnologie rappresenta una chiave fondamentale per sviluppare i sistemi di formazione ed educazione del futuro, quelli che avvicineranno i ragazzi alla società reale e attuale, non a quella post-contadina e pre-industriale degli anni Cinquanta dalla quale prima tutti hanno voluto fuggire e che – chissà come mai – oggi si insegue come nostalgico Eldorado perduto…”

Ribadisco, era il 2006. Forse sarebbe il caso di svegliarci…

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